Tra alleviare il dolore e combatterne le cause profonde, so cosa volere. C'è chi sceglie ancora la strada più facile, certo. Ci sarà sempre. Il primo passo da fare? Non negare l'esistenza di un problema solo per paura di affrontarlo: insomma, open your eyes (Guano Apes).
Servirebbe il bisturi e invece continuiamo a curarci con le aspirine, citando Montanelli. Poi leggo che Gianfranco Fini è «contrario all'eutanasia: la vita non è nella disponibilità di un uomo». Ma come? Nella Casa delle libertà non si può liberamente dire basta?
Basta, che parola liberatoria. Che quando hai dato, devi andare e fare posto. In vite mediane, che niente hanno a che fare con la media nazionale. Quanto mi piaceva calcolarla al liceo, la mediana. E quanto mi piace immaginare uno stop. Sospendere. Fermare.
Se il lavoro ci vuole instancabili, le relazioni con gli altri appuntamentabili e il cellulare reperibili, tutto finisce con il prendere possesso di noi. Noi, che di noi stessi nemmeno abbiamo il possesso. Chiedere ai disturbati da attacchi di panico. Dico.
Questo blog potrebbe non autodistruggersi tra 24 giorni. Può essere che, allora, ci penserò io a staccare la spina. E chiamatemi omicida, se pensate. Ma qui è solo volere qualcosa di nuovo perché ci sia un senso. Anzi, un altro senso. Meglio, un senso altro.
Insomma, meno 24.
Ogni banale goccia di sangue
Ho tenuto l'ago in vena per 45 minuti. Questa volta plasma, per i globuli rossi ieri era troppo presto. Non sono passati ancora 6 mesi. A gennaio, credo. Nella sala d'attesa, mi guardo intorno. Come sempre. A volte lo faccio per appoggiare gli occhi da qualche parte e non pensare. Dare attenzione a quello che ho davanti per distrarmi da quello che ho dentro. Ma ieri era curiosità. Invadente, semplice, curiosità.
A prima vista, uno snob. Sarà stata la sua diffidenza e quell'orologio da 1800 euro, forse quella piccola sacca, stile lavanda per l'armadio, con il suo cellulare spaziale. Di quelli che tra qualche anno, dopo il Sudoku, l'email, i contenuti di Sky, le ricette di Suor Matilde e lo strip di Paris Hilton, ti permetteranno di orientare anche la tua sonda personale, autonomamente spedita in orbita dal terrazzo condominiale dopo averla costruita con i fascicoli settimanali di Verso l'universo - Diventare scienziati in 24 mesi.
Ma poi, con il suo cellulare spaziale, ha iniziato a scrivere un messaggio a qualcuno e, mentre le dita facevano tictac.. tactictic.., lo snob ha cominciato a sorridere. M'è pure diventato simpatico. Ah, cosa possono fare degli adorabili 160 caratteri. Detto da uno che non sopportava la dipendenza emotiva che ogni cell finisce per creare e si è ritrovato con 2 telefonini e 3 schede. Tra poco, però, number portability.
E' il sangue quello che conta, mi sono detto, mica chi lo dona.
Ogni banale goccia di sangue.
Poi mi hanno chiamato, sono entrato nella sala, mi sono sdraiato, ho tirato su la manica e spento i pensieri più scemi mentre la radio mandava una canzone, la quinta dell'album Speak For Yourself degli Imogen Heap (ascoltala pure). L'ago è entrato, bucandomi la pelle. Uno dei pochi momenti in cui riesco a non pensare a nulla.
A cicli, il sangue viene prelevato e reinserito. E a ogni ciclo mi formicola sempre il centro del petto. Forse il cuore. Boh?! Però me la sono goduta. Ho tenuto l'ago in vena per 45 minuti. Questa volta plasma, per i globuli rossi ieri era troppo presto. Non sono passati ancora 6 mesi. A gennaio, credo.
Non pensare a nulla.
Sentire ogni banale goccia di sangue.
Essere solo un corpo.
E sopra la mia testa, il peso del cielo.
Cattivi Consigli
[ report, puntata del 22 ottobre ]
FRANCESCO ALBERONI
"Non so niente... non so cosa ha detto nelle intercettazioni (parlando della nomina di Giorgio Tino nel cda del Centro sperimentale di cinematografia a Roma - di cui Alberoni è presidente -, nda), ma lui è molto interessato, lui è un cineasta, lui si occupa, lui è un cinofilo, ha un forte interesse per il cinema. Io penso che questo abbia giocato, aldilà di altre considerazioni che non conosco".
Non credo ai miei occhi, ma ho creduto alle mie orecchie.
Domenica scorsa. Devo incazzarmi di più, invece di parlarne solo in redazione il giorno dopo. E non tanto per questa 'svista', quanto per tutto quello che c'è prima e resta dopo. Vedi la puntata di report.
Indignazione, la parola d'ordine di cui riappropiarsi.
E così, ieri, sono andato all'Auditorium, sala Sinopoli: David Lynch ha incontrato il pubblico per parlare di Creatività Coscienza Cervello. Lo ammetto, come ho detto pure a Mare, a parte l'amore, l'ammirazione e il piacere di condividere la stessa stanza con lui per un'ora e mezza e vedergli muovere le mani come un folletto su una tastiera immaginaria, se quello che gli ho sentito dire ieri sera me lo avesse detto il mago Otelma, sicuramente, avrei definito un fallimento la mia serata. Ma, per mia fortuna, non ero con il divino Otelma e avevo davanti il terrestre David.
Si è affrontato il tema? No, direi che si è sfiorato. Si è parlato soprattutto della Fondazione David Lynch e di meditazione trascendentale. Con risposte che, via via che passava il tempo, diventavano sempre più preconfezionate. Su pace, benessere e felicità. Solo in tre occasioni ho avuto la sensazione di ascoltare con partecipazione, cioè quando David ha giocato con le analogie per rispondere alle domande della platea. Lì m'è parso che fosse tornato quel folle cosciente che sa di essere, con la sua pronta e lucida visionarietà delle cose. E quando ha parlato del significato del blu nei suoi film.
Insomma, purtroppo lo devo ammettere, sì, sembrava di essere in una di quelle convention molto yankee in cui si offrono risposte e alla fine si canta tutti insieme. Ieri sera la funzione di raccordo musicale l'ha avuta Donovan, cui è seguita la chisura dell'incontro con lo slogan: TRANSCEND! AS SOON AS POSSIBLE! Ad ogni modo, a David voglio bene lo stesso e per saperne di più sulla sua fondazione potete leggere qua.
Alla fine, in cerca di "consolazione", inaugurazione del CaffèFandango a piazza di Pietra. Tre cubetti di mortadella, un pezzo di pane e Johnny Palomba di sfuggita.
Quest'estate alcuni scienziati riuniti attorno a un tavolo hanno deciso che Plutone non era più un pianeta, ma un pianeta nano. Declassato. Insomma, una chiacchierata e il nostro sistema solare è cambiato. Basta poco. Allora, quando una manciata di architetti deciderà di dirmi che anche la struttura attorno all'Ara Pacis è stata declassata a muro di cinta, beh, compro una quantità varia di spray colorati e vado a farci un murales. Mentre le cuffie mi urleranno questa canzone nel cervello..
All I ever wanted
All I ever needed
Is here in my arms
Words are very unnecessary
They can only do harm
[ Enjoy yhe silence, Lacuna Coil version ]
Per la serie 'se voglio salvare il mondo, in che formato lo faccio?', ecco a voi un botta e risposta formidabile che avevo dimenticato di raccontare.
lui: dici che gli stiamo sulle palle?
lei: no, ci escludono per default..
VoGLio UN AMoRE CHE NoN CARiA i DENTi.
Ogni locale ha una storia. Ogni club disco, uno slogan. E questa dancefloor virtuale ha scelto il suo, perché qui si entra solo se si è disposti a buttarsi tra corpi sudati e a fare a meno di troppa dolcezza.
Così è stato deciso, mentre le mie mani hanno voluto fare ancora quello che avevano già fatto. Altri 12 minuti da ascoltare: Jamiroquai, Bobby Brown, Michael Jackson, Robin S e una speciale intro per chi sa cosa sia Radiofreccia. Deejay4U, questo è quello che voglio oggi,
ascolta il beat
con un click.
Prima sfida portata a termine!
Anche se - diciamoci la verità - più che merito del DJ c'è semplice 'simmetria acustica', chiamiamola così, che fa quasi tutto da sola. Comunque ai pezzi del teuz (Kelly Osborne, One Word, e Tiziano Ferro, Stop Dimentica ) mi sono permesso di aggiungere Visage, Fade to Grey.
Ecco a voi enjoy the mix !
ps ..presto anche il duello sonoro lanciato da da0a10.
Qua intorno sono successe un pò di cose. Tra una serratura da cambiare (la violabilità del proprio spazio è veramente insopportabile, anche quando non ti colpisce direttamente), un libro arrivato con sorpresa (Birra, fagioli, crackers e sigarette di C. Bukowski, grazie t.), il concerto dei Depeche Mode di lunedì (pulito e impeccabile dal punto di vista acustico, senza sbavature scenografiche ma troppo corto, porca miseria, che due ore finiscono come una borraccia d'acqua nel deserto), mi trovavo in un negozio di scarpe quando ho sentito le note di una canzone. Un pezzo che mi ha fatto tornare in mente i miei dieci anni da DJ in giro tra compleanni, circoli sul Tevere e il villaggio Valtur.
Così ho deciso di mixare nuovamente, e per voi, tre pezzi anni '90. Undici minuti da ascoltare mentre spolverate, scrivete un capitolo della tesi o bruciate il vostro curriculum in un rituale voodoo, scegliete il pantalone da indossare, cucinate una frittata, soffocate il gatto del vicino, tagliate la testa al toro, insomma, da ascoltare quando vi pare.
........................... ............ ......................It's time to dance: NOW!