Morirò, per fortuna.
Sulla sua tomba, Walter Chiari ha fatto incidere Amici non piangete, è soltanto sonno arretrato. E ieri sera mio padre ha ripetuto, anche se scherzando, che al suo funerale vorrebbe un coro gospel. Sulla mia lapide, credo, mi piacerebbe scriverci A presto!. Ci sto pensando da un pò, magari cambio idea. Non so.
So che però morirò, per fortuna.
Così la mia vanità tornerà là da dov'è venuta, e se ne vada all'inferno. La mia insoddisfazione si farà cenere e le mie paure vuoto. Ma un vuoto che non farà più paura. Che poi, tutto va bene. Tutto, da fuori, è una vita regolare. Solo che dentro, il mio cervello, alle volte è proprio un'orgia. I pensieri si fottono a vicenda e tutto cambia troppo. Non lo so se questo vuol dire che potrei essere un bipolare o solo un narcisista del cazzo.
Sono passati almeno venti anni dalle volte in cui, in piena notte o dopo un pezzo di pane e nutella da mia nonna, senza motivo, ero scaraventato all'improvviso in un panico incontrollabile. E piangevo, e dicevo non voglio morire, e me la gridavo in faccia, quelal parola, morireeeee, guardandomi allo specchio, quasi deformato da una disperazione che non capivo.
Alla fine, neanche oggi la capisco. Ma almeno ho rivoluzionato la visione della cosa. Insomma, semplicemente penso che morirò, per fortuna. Senza fretta, d'accordo. Ma almeno so che un giorno ne uscirò.
Dentista, appuntamento alle 10:50. Esco di casa alle 10:43. Devo arrivare un pò lontano, per renderti conto, più o meno, ecco qua il percorso che mi avrebbe aspettato. Lo sapevo, non ce l'avrei mai fatta, ma ci ho creduto. Ci credo sempre alle cose impossibili. Sempre. Così salgo sulle mie due ruote e vado. A Roma, se hai il tempo che morde la carotide, non puoi non incontrare qualcuno che ha tamponato, una fila di semafori rossi, interminabili, e una rampa dell'Olimpica strapiena d'olio che qualcuno (e se t'hanno fischiato le orecchie, quel qualcuno potresti essere tu) s'è perso dalla coppa della propria macchina sfasciata mentre saliva come un predone su un marciapiede durante un parcheggio selvaggio di sabato notte in centro. Beh, questo accade, se hai fretta e sai che devi arrivare abbastanza lontano da renderti conto che non farai mai in tempo. Così arrivo, alla fine. Ore 11:01. Suono, salgo le scale, apro la porta, entro. Mi accoglie il loro silenzio, tra assistenti e dottore. Li guardo, butto fuori l'aria e dico: "Caspita, ancora un pò e facevo tardi!!". Risata generale, con un vaffa pieno d'affetto.
Dove non può il tempo, arriviamoci con la simpatica faccia tosta.
ps. dimenticavo.. in tutto ciò, mi avevano telefonato per dirmi che il mio appuntamento era saltato. Ma, di notte, io spengo tutto lo spengibile, dai cellulari al cervello. E poi, la mattina, mi scordo di riaccenderli.
THIS TIME IMPERFECT
Obiettivo soggettivo.
Ossimoro fotografico.
Un proletario proprietario.
Ossimoro sociale.
"Non ci posso credere, mi sono fatto la macchina nuova... (o)stento a crederlo!".
Finto modesto, di professione ginecologo.
Le ultime canzoni di Renato Zero.
Puro sentimentalismo d'accatto*.
* come le definisce un amico.
E' finita quando è finita.
Non prima.
Vale anche per Vale(ntino).
20 LAPS to Go.
Tra 69 e 46 ci sono +33.697
4 LAPS to Go.
Andata.
Complimenti Nick.
Uno s'affatica a mettere un bel pò di cose dentro di sé, fino a quando non s'accorge della differenza tra apparire interessante e essere se stesso. E' in quel momento che inizia a scegliere.
Siamo ancora in tempo.
And so it is, just like you said it would be.
[ The blowers daughter, Damien Rice ]
Sfogliando D - La Repubblica delle Donne, numero 516 (16 settembre 2006).
Pagina 2, Kate Moss per Dior.
Pagina 35, Kate per Versace.
Pagina 37, la Moss per Belstaff.
Pagina 57, indovinate? Lei per Burberry.
E pagina 109, Kate Moss per Longchamp.
.
Secondo me, qualche tirata non fa poi così male.
Ieri sera, DVD dell'estate 2006.
Madre de dios, cosa mi è tornato in mente!! Tanto lo sapete benissimo di quale sensazione stia parlando. Hai presente, no? Stai bene per 20 giorni tra amici e onde del mare, spritz, infradito, creme solari, sale e sole, poi torni a casa e senti le pareti incombere sulle tue spalle e pensi che non riuscirai a cavartela, questa volta, no, stavolta te lo porterai dentro per tutto l'inverno il mal d'estate, come il mal d'africa, come la nostalgia del primo bacio, come quando trovi parcheggio perfettamente davanti al portone di casa tua, mentre diluvia, come fosse quello universale, ma senza noè e l'arca, e non hai l'ombrello e stai con mille buste poi si apre pure il portone, culoculoculo, e chi ti ha aperto? Beh, sta uscendo proprio in quel momento Nicole Kidman, sì, lei, con Audrey Hepburn e Elvis.. loro escono dal condominio in cui abiti te.. insomma, pensi che una cosa così capiterà una sola volta nella vita e non pensi di riuscire a superare l'autunno e l'inverno e una nuova primavera. Ecco, questa è la sensazione al rientro da un'estate stellare.
Fino a quando, una sera, a casa dei tuoi amici, proiettano il DVD dell'estate 2006. E allora pensi.. devo resistere, sì, devo.. perché ci sia una prossima volta come quella che ho appena vissuto in questo agosto.
Non posso metterlo tutto on line il filmato (che dura mezzora), ma con 2/3 giorni butto giù un bel riassunto di 5/6 minuti.. così capirete.
Forse.
Toglietemi tutto, ma non il mio brain.

..
.
ps. si ringrazia Mare
per la chiacchierata telefonica attiva-sinapsi.
Le Sette Arti, un respiro di eternità.
Pittura.
Né uomo, né quadro. Vorrei essere stato un muro della metro di New York del 1981. Perché? La risposta è qui.
Scultura.
Rodin, senza dubbio. Il Bacio.
Architettura.
Il palazzo della relatività di Escher (in originale, ma anche in versione lego)
Letteratura.
Un foglio di carta sulla scrivania di Truman Capote.
Danza-teatro.
Il Rodolfo della Bohème o un qualsiasi coprotagonista di Rent di Jonathan Larson.
Musica.
Se fossi un cantante, vorrei fare un duetto con Fiorella Mannoia o, se melodia, essere il Bolero di Ravel.
Cinema.
E come attore, infine, andrebbe bene fare il morto in un qualsiasi film di David Lynch.
Succede che torni a casa e ti ritrovi sulle spalle un cinema saltato per l'orario, una cena da preparare improvvisando e una sera in cui scopri che la tua vacanza durerà due giorni di meno e il 25 o 26 sarai già a Roma.
Succede che la Frà ti chiama dopo un paio d'ore dall'ultima telefonata in cui le dispiaceva che non ce la facessi ad andare al cinema, dicendoti che invece è stata lei a non farcela. Nel senso che United 93 è "troppo doloroso e agghiacciante" per stare fino alla fine. E la capisco, la piccola Frà, so bene cosa voglia dire non poter restare un minuto di più in un posto.
Succede che ti ritrovi a lavorare di fantasia con olive nere, insalata, pomodori verdi, sottilette, cornetti salati, mandorle, mayonese, olio d'oliva, pachino, mais e fagioli, mentre ti telefona un'altra Frà per dirti del suo compleanno per lunedì 31. E che magari invita anche Rossella.
Succede che poi ti chiama Luca per dirti che in 5 in macchina si può fare, sì, però senti Laura e poi decidi visto che lei prende il traghetto per scendere a Palermo con Maria. Allora la chiamo e tra qualche ora si sta in agenzia di viaggio.
Succede che prendi il telecomando e vai su MTv e scopri che c'è A night with... Ligabue e resti a seguirlo, mangiando la tua creazione sulla poltrona nuova di Ikea, tra tutto quello che è stato prima e quello che sarà poi. Ma il poi si manifesta immediatamente, quando dal video di Certe notti si torna in studio e il suo primo piano ti buca il cuore.
Preso alla sprovvista sei sicuro che sia Annalisa, impossibile, non può essere lei. Ma ogni volta che hai detto no, impossibile, per qualcosa nella tua vita, lo hai fatto solo perché invece era proprio così: cioè, maledettamente possibile.
Allora stavolta guardi meglio, ti avvicini, aspetti, respiri e, per una volta, la prima forse, sai che l'impossibile è rimasto tale. E tiri un sospiro di sollievo. No, anzi, un respiro di qualcosa che non ti solleva per niente.
Perché sono passati due anni da quel bacio, da quel ti chiamo che poi non chiama, ma sì ti spiegherò e invece niente più. E il suo silenzio non l'ho ancora capito. So solo che m'ha preso, portato in cielo e lasciato cadere senza paracadute.
Succede.