domenica, 17 dicembre 2006, ore 20:22
è questione di mani

Esse. 

C'era un pregiudicato. Uno che è stato compromesso prima, condannato poi. Lo è diventato, perché è stato spregiudicato nella sua ostentata e assoluta indipendenza di modi e atteggiamenti, privo di scrupoli. Il paese non ci crede, csconcerto, turbamento, profondo disorientamento. Perché s'è spezzato quel comune accordo su cosa pensava di lui la gente. Proprio durante il concerto in piazza, era Mozart. La composizione musicale inquinata da un colpo di pistola. Come una gran cassa fuoritempo e battuta dall'odio. Un passo dopo l'altro, e un altro, un altro. Più si avvicinava, più lo spasso stava sfumando. Tranquillo, comunque. Fermo, risoluto. Fumando l'ultima Pall Mall. Mentre il violoncellista perdeva il respiro.

E lui tirava, forte.

Soffiava, forte.

Aspettava.

Forse.

Sì.

Forse sì.

Aspettava che esse arrivassero.
O, magari, che esse non fossero.

ps. meno 14


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giovedì, 14 dicembre 2006, ore 13:43
è questione di mani

Cuore di Cactus

Jackie, ecco qua giò. Come vedi sta bene, me ne prendo cura ogni giovedì da quando me l'hai regalato per l'inaugurazione della casa e la festa di benvenuta per la mia emmecì. Sì, non è che sia così dispendioso avere cura di un cactus, ma lo tengo sotto controllo. Credo che apprezzi il caffé, o almeno quel pò che avanza dalla mattina. Che, l'ultimo giovedì, stava come sempre nel lavandino della cucina a ciucciarsi la sua dose di acqua e sotto di lui c'era l'arabico fatto un'ora prima a scivolare via. Beh, la sera l'ho trovato meglio, visto che il giovedì prima m'ero dimenticato di farlo bere. Era più pungente, c'ho infilato l'indice per provarlo. Poi gli ho fatto gocciare dentro anche il mio sangue. Così, per non ciucciarlo io come al solito.

Solo che ora, credo, mi sta diventando vampiro. La notte è sveglio, di giorno dorme. Non posso usare l'aglio e ogni volta che mi vede entrare in bagno con un paletto di legno sobbalza. Per questo motivo non so se riuscirò mai a fargli fare amicizia con la nana da giardino; lei compra paletti ogni giorno per costruire piccozze e andar andar, andar a lavorar. Ad ogni modo sto tentando di fissargli un appuntamento con il tulipano rosso della signora di fronte. Mi fido dei desideri. Ancora, nonostante.

E' lui che me lo chiede mentre mi dice non pensare che potrei ferire il petalo del tulipano, ma fidati dell'impossibile: un cuore di cactus con le spine sa essere delicato.

ps. meno 17


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lunedì, 20 novembre 2006, ore 23:46
è questione di mani

SECONDA PROVA DI QUORUM!

E' il mio turno.
Certo è strano però, penso. Una cosa così non m'era mai capitata. Vabbè, inizio.

"Mi chiamo Emilio, ho 26 anni. Sono xenofobo, scaramantico, ultrà del Poggibonsi, logorroico, violento, odioso, immaturo, claustrofobico, infedele, irritabile, suscettibile, presuntuoso. Non mi frega un cazzo di nessuno, vivo di rendita, sono invidiato, osannato in curva, guido una BMW, palestra tutti i giorni, dalle 15 alle 17, c'ho palmari e cellulari sempre aggiornati, all'ultimo modello, una donna nel cuore e molte amiche nel letto, e vesto esclusivamente D&G. Mio padre c'ha una fabbrichetta di ceramiche da bagno". Mattonelle? chiede quello alla mia destra. "No, tazze del cesso", gli rispondo. E gli rispondo solo perché mi sta a destra.

"Due mesi fa ho picchiato mia sorella perché si era messa con il mio migliore amico, un gran pezzo di merda. Però gli voglio bene. Poi ho spaccato il setto nasale pure a lui. Perché dopo tre mesi l'ha lasciata, quella stronza di mia sorella. Però voglio bene pure a lei". Perché sei qui? chiede quello alla mia sinistra. "Perché mio padre non poteva venire". Cosa centra tuo padre? chiede ancora quello alla mia sinistra. "Aveva un impegno e m'ha detto 'vacci tu'" gli dico con odio. Quello fa una pausa. Poi mi fa, e ti ha chiesto lui di venire al gruppo di autoascolto e incoraggiamento per persone con problemi di dipendenza e disturbi bipolari al posto suo? "Eh?!?! Ma che cazzo, questa non è la riunione di condominio??".

Questo post partecipa a Quorum! il blog-game a cura di Stelle Rubate.


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venerdì, 17 novembre 2006, ore 14:25
è questione di mani

C'è un venerdì 17 in ogni giovedì 16.

Ovvero, ieri mattina, volevo spuntare ancora una volta il capello da solo. Operazione sfuggita di mano, è il caso di dirlo, e necessario intervento di figura professionale a sistemare il tutto. Nel pomeriggio mi è caduto il cellulare nella tazza del cesso in redazione. Smontato e messo ad asciugare come fosse bucato a mano sui termosifoni dell'agenzia. Infine, di sera, mi si è rotto il filo del contachilometri dello scooter. E, praticamente, vado vado vado vado ma sempre a zero all'ora.

Mai sottovalutare la legge di Murphy.


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giovedì, 16 novembre 2006, ore 02:13
è questione di mani

CARTA CANTA
[blog in versione promemoria ]

Da qua.

Ascolta.

La domanda che mi sono fatto è uscita da quella strofa. Di cosa può avere mai paura un aspirante se stesso? mi sono chiesto. Beh, intanto, di un attacco di dissenteria nella metropolitana all'ora di punta. E di trattenere i pensieri sottoforma di silenzio, peggio ancora che il non dire quello che penso. Poi della gelosia, del possesso e dell'ego.

Di non finire entro Natale il libro di racconti da consegnare all'editore. (Parentesi. In mattinata sono andato alla libreria Feltrinelli di Largo Argentina e mi sono messo a cercarmi. Ho guardato gli scaffali, quelli contrassegnati dal concetto LETTERATURE, e poi ho seguito l'ORDINE ALFABETICO. Così ho iniziato a scorrere. De Carlo, De Marchis, De.. De.. urka! De Micheli. Per la prima volta, mi sono trovato.. 'na certa emozione ancora oggi, a otto mesi dall'uscita. Ma a parte ciò, qualche passo più in là, alla fine ho estratto con le mie manine, girato e messo bene in evidenza la copertina di Luglio, agosto, settembre nero del Morozzi, in seconda edizione. Che mi sono detto, pensa se qualcuno mi vedesse girare 'sto libro, L'istinto e il caso, no? e incuriosito se lo prendesse e poi aprendolo vedesse la terza di copertina, con la mia foto, mamma mia! Guardandomi, farebbe l'espressione di un disprezzo compassionevole per la serie, ma come tisssei ridotto, eh? Vieni a girarti le coppertine dasssolo? [la tripla essse è perché me lo sono immaginato toscano, il tipo]. Allora ho evitato e preferito 'aiutare' un amico, pure se è già ben bene avviato, noto e conosciuto). Chiusa parentesi.

Quindi, ciò evidenzia che un aspirante se stesso teme di dipendere sempre un pò troppo dall'idea che gli altri hanno di lui. E, infine, da segnalare la paura di diventare incapace di mantenere. Per questo non faccio promesse, ma gioco d'anticipo: faccio subito quello che avrei promesso.


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mercoledì, 01 novembre 2006, ore 22:04
è questione di mani

PRIMA PROVA DI QUORUM!

IN PRINCIPIO

Merda, ho rotto tutto.
Cazzo, ho detto merda.
Che stronzo, ho detto cazzo.
“Oddio, che casino!” dico finalmente ad alta voce. Ma mi rendo conto che se mi sentisse Lui, sarei spacciato. Quindi, meglio tacere e lavorare col pensiero. In fondo, Lui, è onnipresente ma mica ha imparato a leggere la mente come fa il mago Silvan. O era il mago Walter? Boh… che poi, in fondo, neanche esistono. Non ancora, nasceranno tra duemila anni circa. Quindi non può avere imparato a leggere il pensiero.
D’accordo.
Sangue freddo.
Ora che faccio? Poco tempo, poco tempo. Seguiamo le tre regole del marketing, dai: allora, adattarsi, improvvisare, raggiungere l’obiettivo. Insomma, ho appena rotto le tavole della Sua legge. Sono qui in frantumi ai miei piedi, mentre me ne sto in mezzo a un ipotetico monte, in una imprecisata epoca, col popolo che mi aspetta laggiù per ascoltare il Suo verbo. D’accordo, mi adatto. È un dato di fatto. Porcaccia misera, le avessi almeno lette. Vabbè, via, secondo punto… improvvisare. Sì, ma non se ne deve accorgere… non deve accorgersi che sono state sostituit… ma sì!
Certo!
Geniale.
Quasi divino.
Mi faccio paura da solo.

 

UNA SETTIMANA DOPO

“Eccomi, mi hai fatto chiamare?” chiedo al Suo cospetto.
“Ma chi te conosce?!”.
“Ma… non sei il cespuglio fiammeggiante?” gli chiedo.
“Sì, ma quello sbagliato. Io sono doloso. È stato un ragazzino de periferia… un certo Nerone”.
“Oddio, scusa”.
Mi sposto.
“Eccomi, mi hai fatto chiamare?” chiedo stavolta al Suo cospetto. Quello vero.
“Sì, senti un po’, ma te, le tavole che t’ho dato, no?, le hai consegnate al tuo popolo?”.
Colpo di gola.
Ingoio col classico gulp.
“Certo. Giuro che quelle che ho portato giù dal monte e che ho letto al popolo sono le Tue tavole con le Tue parole”.
Sottolineo i due Tue con la voce.
“Sicuro?”.
“Al mille per mille”.
“Guarda che, anche se non leggo il pensiero, la menzogna la svelo senza alcuna possibilità di salvarti. Se stai mentendo, finirai nelle fiamme dell’Inferno. E, ora, ti dispiace se andiamo in tempio a rileggerle?”.
“No, certo” dico. Ma sto pensando al mio testamento biologico.

 

NEL TEMPIO

“Leggo?”.
“Leggi pure, mio Signore”.

1. Non avrai roba falsa fuori di feste.
2. Onora invano atti impuri d'altri.
3. Uccidere la testimonianza.
4. Ricordati di me.
5. Non nominare il nome di Dio.
6. Non commettere altro.
7. Padre, non dire.
8. Non desiderare il non rubare.
9. Non desiderare Dio.
10. Santificare la donna d'altri e non la madre.

“Ma davvero t’ho dato queste leggi?”.
Se stai mentendo, finirai nelle fiamme dell’Inferno, mi risuonano nelle orecchie le sue parole. Via, o la va o la spacca.
“Sono quelle Tue, giuro sui miei figli…”.
“Ehi!”. Lui mi interrompe. “Mica ti chiami Silvio?”.
“No, no”, lo tranquillizzo. “Non ho nemmeno televisioni”.
“Però, con tutte le parabole che ci sono qua… eh?”. E ammicca. Mi fa l’occhiolino battendo la mano sul testo sacro.
Vorrei non aver capito il riferimento. Ma faccio finta di non averlo capito. Non ci riesco proprio a ridere per forza alle battute del principale. Di ogni principale, pure se è Lui. “Signore, dicevo, giuro che queste tavole sono le Tue, con tutte le Tue parole, proprio le parole delle tavole che m’hai consegnato”.
“Ah, bene” fa lui. “E bello ‘sto marmo, l’ho scelto io, sai… ”.
“Sì, sì, sembra invecchiato, con tutte quelle belle ‘venature’ in risalto”. Intanto mi rassicuro… non è una menzogna, non è una menzogna, non è una menzogna. E visto che ancora non ha imparato a leggere il pensiero, Lui, io lo dico a voi… solo a voi, sì, sono le Sue tavole e le Sue parole, solo che, ssshh, avvicinatevi, solo che le ho incollate un po’ a caso. Però sono le Sue. Terza regola del marketing, raggiungere l’obiettivo. E vediamo che mondo verrà fuori.

 

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mercoledì, 25 ottobre 2006, ore 17:45
è questione di mani

Polpette in bianco, vino rosso, malinconia blu

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Sembra quasi la felicità, sta cantando Carboni. Le mie mani sono impegnate nell'impasto di 400 gr di manzo, 2 uova, mollica di pane bagnata di latte, pecorino grattuggiato, prezzemolo e aglio sminuzzato. Sembra quasi l'anima che va, prosegue Luca. Preparo il soffritto nella padella per piazzarci nel mezzo le mie otto bombe appena ripassate nella farina. Sogno che si mischia alla realtà. E inizia quel suono adorabile.. frr.. frrr.. frrrr.. e si iniziano a dorare le polpette. Puoi scambiarla per tristezza ma (e qui l'aria comincia a sapere di mia nonna, veramente. Stupefacente. Lo stesso sapore che c'era a casa sua) è solo l'anima che sa che anche il dolore servirà. Luca finisce il ritornello, io stappo Nero d'Avola, cantina Cusumano, bevo, canto, cucino.

E faccio tutto questo con un senso strano dentro. Boh, che ne so, c'ho un pò di nodo in gola, fuori c'è il sole caldo di un autunno tradito ancora dal cielo di Roma, blu. Vado sul balcone, me lo guardo, quel cielo, mentre le polpette friggono, le mie mani sbattono e i miei occhi s'abbassano. Sono sporco di farina su maglietta e jeans.

E chissenefrega.

Poi m'arriva il messaggio di un amico, questo: la Terra gira perché dentro c'è il criceto di Chuck Norris. E m'ha fatto fà proprio una gran risata. Così, cercando in rete il nostro feticcio, ho ritrovato il blog più idiota e geniale che possa consigliarvi oggi. A voi, We Love Chuck Norris.

E questo nuovo stato d'animo, sembra quasi la felicità.

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lunedì, 23 ottobre 2006, ore 00:22
è questione di mani

BILANCIO DI UNA BILANCIA IN AFFITTO

 Settimana uno

Per il mio 32esimo mi sono regalato un appartamento. In affitto, ma sempre appartamento è. La faccenda spiega la mia latitanza. E' stato un lungo via vai. E sposta libri, e metti i vestiti in borsoni verde marcio, e carica in auto tutto il superfluo da una casa all'altra.
E, e, e.
Ancora e.
Un trasloco, per quanto temporaneo e di poco conto possa essere, è pieno di e. Almeno fino a quando iniziano i poi.
Poi inizi sistemare e cerchi una certa cosa, necessaria in quel preciso istante in cui la cerchi, poi senti una risata lontana risuonare nella tua testa e capisci che la cosa che cerchi di qua è di là. E se la sta ridendo di gusto, a vederti parlare da solo in 80 mq sconosciuti. Poi ti rendi conto del tuo caos e te la ridi da solo pure tu. Poi, però, perché prima un pò t'incazzi.

Così, in sette giorni, ho cucinato una volta, con tre cene a casa di amici e due dai miei (che sono sulla via del ritorno quando vado a ginnastica preatletica.. sì, lo so, sembra un alibi, però la strada è quella).

Mi sono schiacciato il medio sinistro per staccare un dosatore di sapone arrugginito e puzzolente, con una specie di lama bastarda che si è infilata sotto l'unghia, mmh.. avete presente quando ritrovano un piccolo pezzo di carta con una lettera sotto l'unghia di Laura Palmer in Twin Peaks?. Ecco, proprio là.

Ho esordito con la lavatrice, ho passato stracci ovunque (se la cupola di San Pietro vi sembra più lucida, beh, sono stato io) e poi il resto c'era prima e c'è adesso. Ergo, lava, fai il letto.. coff, ehm, coff, più o meno, tutti i giorni, colazione, detersivo, libri, chitarra, radio accesa e via così.

Una cosa mi sembra sempre più chiara, e da questa settimana ancora di più: se tutti vivessero in affitto forse il mondo sarebbe un pò migliore. Perché è un modo per imparare a prendersi cura di ciò che non è proprio come se lo fosse, con la stessa attenzione che dedichiamo freneticamente a  ciò che ci appartiene. Ma, in fondo, cosa ci appartiene? Poco, per fortuna. A volte una casa, almeno fino a quando non la venderai. Forse una rosa, finché non appassirà. Mai la persona che ami.

Solo te.
Te sei tuo, se riesci a non farti fregare.


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mercoledì, 04 ottobre 2006, ore 21:07
è questione di mani

Sono nato 4 ore fa.

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Dopo 9 mesi.

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Buon compleanno.


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martedì, 03 ottobre 2006, ore 15:17
è questione di mani

Le cose importanti le faccio o molto tardi o molto presto.
In mezzo, soltanto caos.

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Prendiamola fra le braccia questa vita danzante
[ Canzone popolare, Ivano Fossati ]


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