Il disagio è creativo.
Ma c'è un paradosso. E sta nel fatto che devi scegliere: se crei, vivi il disagio. Se lo allontani, qualcosa si blocca. La chiave forse sta nella capacità di veicolare questo stato di creatività. Ma non ci riesco. Non ancora.
Dentro, c'ho stati d'animo da animale in gabbia.
Mi sembra che non ci sia tempo, né luogo.
Poi che manchi sempre troppo poco. Che, altre volte, non è abbastanza.
Nonostante sia ad un passo.
Là.
Cosa voglio dire?
Che dovrei difendermi un pò di più dall'appartenenza alla BIT generation. Quella dell'uno/zero, dell'informatica che tutto rivoluziona e brucia con velocità, innovareinnovareinnovare. Con i cellulari che ti illudono di essere mezzi capaci di ridurre le distanze, mentre stanno lì a riaffermarle con forza, quelle distanze. Perché non c'è, chi sta nella cornetta. E' dall'altra parte.
Non ci sarà mai quiete per uno come me.
Questo voglio dire. Questo è il problema.
Perché quando il paradiso è già davanti ai nostri occhi,
l'inferno è non accorgersene.
Era troppo forte il richiamo. S'era creato un caso. E insomma, ieri sera, posso finalmente dirlo, grazie a mare sono stato a via Albalonga, 'na traversa di piazza Re di Roma, e dopo una cena a cinque e prima di Viva Zapatero a tre (che in due si sono sopite spesso fra mezzanotte e l'1:40), ho messo in bocca il mio primo tiramisù di PoMPi!! Aah, che soddisfazione... mmh, che dire? Che certa fama è giustificata. Un pò come per Napoleone.
E così, cum magno gaudio, restando sul dolce, questo terzo post della prima settimana delle pippe mentali si avvia a chiudersi. Ma una domanda (anchempò retorica) del nano onanista non poteva non essere data al web: ovvero, se io so fare molto bene lo strudel e fare lo strudel è tutto sommato una cazzata, se c'hai la ricetta, per la proprietà transitiva, quello che faccio meglio sono le cazzate?!
Sarà stata la sangria di gin e banane, ieri sera, al compleanno di sabrina, con l'aria pungente, la faccia sognante, la luna crescente; sarà stata l'immensamente giulia o un'altra g di gin e le sue labbra o la sniffata di tiramisù, con quella polvere cacaotica che ti spilla il cervello; sarà stato quello che sarà stato, ma questa mattina c'ho un nano onanista nella testa. Dunque, parte oggi la PRIMA
L'esordio spetta a quella cazzo di canzone di Neffa* che ascolto in loop: ma è davvero meglio una delusione vera di una gioia finta? Perché allora, se capisco che mi sta bene così, dovrò cambiare un pò di cose.
*Un mondo nuovo.
Ieri sera abbiamo festeggiato i 32 di Alessia. Sono arrivato a cena finita (la chiusura in redazione nasconde sempre mille imprevisti e anche qualche flying cucumber* involontario), mentre tutti stavano già spazzando via il dolce - una fetta però me la sono meritata e messa tra le labbra in meno di tre minuti netti dal mio ingresso in casa - davanti all'ultima mezzora di Sweet November.
Vedere un film drammatico con clax, luca e alessio, beh, è un caso da x-files, ovvero qualcosa di paranormale!! Ieri era come fossimo davanti a Eccezzziunale veramente.. che poi mica succede nulla di particolare, a parte qualche 'invenzione' linguistica (e all'ipotesi squaraus di ieri, quando Sara/C. Theron si chiude in bagno, non volendo confessare a Nelson/K. Reeves il suo 'segreto', non ha potuto resistere neanche mariachiara). Solo che, diciamo, si finisce per doppiare il film con tutta un'altra serie di dialoghi improvvisati.
A parte ciò, insomma, abbiamo festeggiato e, alla fine, per farla breve, mentre salutavo alessio che cercava di convincere luca a portarsi via una confezione di pecorino e mentre io prendevo i vuoti delle bottiglie di vino che SI SONO scolati (per questo, purtroppo, sono arrivato tardi), mi è caduto l'occhio su una poesia che ale&ale tengono appesa nella loro cucina, vicino al bacio fatto con l'autoscatto. Non la conoscevo, e m'è sembrata illuminante. Con un passaggio che voglio sempre tenere a mente.
Eccola a voi.
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca, chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle 'i'
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza,
per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare,
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza
porterà al raggiungimento di una splendida felicità.
[ Pablo Neruda ]
*ps. dicesi flying cucumber il cosiddetto cetriolo volante.. avete presente, no?
Ecco una parte della banda con cui si esce e si parcheggia in doppia fila, si chiacchiera, si beve, si litiga, si chiama, si va al mare, si fotografa, si organizzano le vacanze in barca (già lo so, qualcuno darà di stomaco sul mio costume nuovo), ci si abbraccia, si colpisce per errore, si accompagna senza casco, si parla di sesso e dell'ultimo libro di Fabio Volo, di voglia di lei e basta con lui.
Così, volevo presentarveli, visto che fanno parte della mia vita e che queste pagine sono comunque cronache di un'esistenza (pur se solo di un aspirante me stesso). Caspita! Li conosco da 20 anni.. e, uscita dopo uscita, ma quanti baci ci saremo dati per dirci ciao?!
Tra culinaria e culi terraterra (compreso il mio).
Ovvero, dell'arte di mangiare bene e chiacchierare amabilmente di aria fritta. Prima di tutto, la bontà dei piatti dell'Osteria degli artisti (via G. Sommeiller 6, una parallela di via Santa Croce di Gerusalemme): impepata di cozze e mozzarelle di bufala come antipasto, maltagliati alla salsa di vongole e ceci (stupefacente!) e gnocchetti di verdura con melanzane, ricotta e polipetti, frittura mista e polpo alla qualcosa, gelato al limone, torta caprese e vino rosso.
Il tutto condito dalla voglia di parlare di relazioni perché, non so a voi, ma a noi, da questa parte dello schermo, dateci un tavolo, buon cibo, vino ed ecco che si parla di uomini e donne. E così s'è parlato di come e perché sono 4 anni che ho storie lunghe una quaresima.. no, ehm, non nel senso di infinito, ma proprio in quello dei 40 giorni (al massimo). Di come e perché Luca ha deciso che per ora le priorità sono altre e la donna che vorrebbe trovare a casa al ritorno dal lavoro non ha ancora una fisionomia. Di come e perché Paolo vuole soprattutto godere quello che c'è al momento.
Così, a pensarci bene, mi rendo conto che le due presenze femminili al nostro tavolo hanno soprattutto spogliato le nostre anime, ascoltato, chiesto, incalzato e scherzato, rivelando meno, molto meno di quanto abbiamo fatto noi ometti, il loro 'personale'. E l'aria fritta, terraterra, sta tutta nella bellezza dei discorsi che si incatenano, parola dopo parola, tra soluzioni, interpretazioni e analisi che, dalle nostre labbra, escono liberamente prima di addormentarsi sul materasso della notte.
VILLAGGIO VALTUR
23 agosto duemilaics
Tutto è fatidico, ha scritto Stephen King. Come questo momento. Come questa luna, e questa spiaggia, e questa musica di iPod. Lei è fatidica. I suoi occhi che chiedono. Le labbra che si aprono per raccontarsi. Ora o mai più, penso. E glielo faccio capire. "Sally, questo è un momento che non ci capiterà più. Tu domani parti, io domani torno a casa, insomma... ora o mai più. Stanotte. Ora o mai più". Mi guarda. "E' così, ora o mai più", ripeto cercando di nascondere la scarica di vita che procura una come Sally. "Ok" mi dice lei "mai più".
[ soundtrack ]
[ CI SONO MOLTI MODI, Afterhours]
Ieri sera, da Pupina (ah, quando andrete, prendete le chips di buccia di patata!! pefforza!!), cena prematrimoniale del migliore amico. Sì, lo so ora starete canticchiando la versione di Diana King di "Say a little prayer". Lui e lei si sposeranno il 27 maggio. Ci siamo. Già, ci siamo. E così, ieri, avrei dovuto comprarmi un vestito per l'occasione e invece ho comprato tutt'altro. Poi vi farò vedere con alcune foto su cosa sono andato a finire. Comunque, dicevo, cena da Pupina. Gustosa. Mista. Dalle pennette noci e broccoli al tortino di patate con porro, speck e mozzarella fusa. Poi Morellino di Scansano e fetta di torta al cocco ricoperta di cioccolato fondente fuso. Mmh.. da leccarsi le labbra sotto i baffi.Ho ripreso preatletica dopo 5 mesi di stop. Sìì! E' questa è la notizia bella. Fino al secondo minuto della fase di riscaldamento mi sentivo di carne, fiato e ossa (se vogliamo parafrasare un pò la Gianna Nannini), poi dal terzo al trentaquattresimo una serie di spasmi muscolari mi iniziava a chiamare per nome.. fabianooo... fabianoooo.. che cazzo ti sei messo in testaaaa?? Infine al 35esimo minuto di corsa continuativa della fase di riscaldamento mi sono trasformato in un pioppo in una terra di stenti. Quadricipiti de legno massiccio. E' questa è sempre la bella notizia.
Poi sono tornato a casa e mi sono spazzolato due ariste (medie, eh?) di maiale e una mezza teglia di patate al forno. Un litro di acqua. Mezzo caciocavallo affumicato e otto fette di lonzino. Per chiudere con una mela e due cucchiai di miele di acacia che mi hanno zuccherato le labbra di buono. E' questa è sempre la bella notizia.
Poi mi sono tolto jeans, scarpe e boxer di intimissimi. In questo ordine. E ho praticamente distrutto i pantaloni. Bene, ecco la brutta notizia.
Fanculo ai navigatori satellitari GPS. Io voglio perdermi per scoprire posti nuovi. Fanculo a Sky. Io amo la polvere che si muove nella luce sparata dal proiettore dentro una sala buia. Fanculo alle Replay. Mi piace poter fare una linea sulle parole. Fanculo a chi non sogna più. Io desidero ancora. E fanculo a me e alle mie labbra, quando baciano solo per avere e non per amare.