giovedì, 07 dicembre 2006, ore 19:14
è questione di timpano

Tra alleviare il dolore e combatterne le cause profonde, so cosa volere. C'è chi sceglie ancora la strada più facile, certo. Ci sarà sempre. Il primo passo da fare? Non negare l'esistenza di un problema solo per paura di affrontarlo: insomma, open your eyes (Guano Apes).

Servirebbe il bisturi e invece continuiamo a curarci con le aspirine, citando Montanelli. Poi leggo che Gianfranco Fini è «contrario all'eutanasia: la vita non è nella disponibilità di un uomo». Ma come? Nella Casa delle libertà non si può liberamente dire basta?

Basta, che parola liberatoria. Che quando hai dato, devi andare e fare posto. In vite mediane, che niente hanno a che fare con la media nazionale. Quanto mi piaceva calcolarla al liceo, la mediana. E quanto mi piace immaginare uno stop. Sospendere. Fermare.

Se il lavoro ci vuole instancabili, le relazioni con gli altri appuntamentabili e il cellulare reperibili, tutto finisce con il prendere possesso di noi. Noi, che di noi stessi nemmeno abbiamo il possesso. Chiedere ai disturbati da attacchi di panico. Dico.

Questo blog potrebbe non autodistruggersi tra 24 giorni. Può essere che, allora, ci penserò io a staccare la spina. E chiamatemi omicida, se pensate. Ma qui è solo volere qualcosa di nuovo perché ci sia un senso. Anzi, un altro senso. Meglio, un senso altro.

Insomma, meno 24.


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