Morirò, per fortuna.
Sulla sua tomba, Walter Chiari ha fatto incidere Amici non piangete, è soltanto sonno arretrato. E ieri sera mio padre ha ripetuto, anche se scherzando, che al suo funerale vorrebbe un coro gospel. Sulla mia lapide, credo, mi piacerebbe scriverci A presto!. Ci sto pensando da un pò, magari cambio idea. Non so.
So che però morirò, per fortuna.
Così la mia vanità tornerà là da dov'è venuta, e se ne vada all'inferno. La mia insoddisfazione si farà cenere e le mie paure vuoto. Ma un vuoto che non farà più paura. Che poi, tutto va bene. Tutto, da fuori, è una vita regolare. Solo che dentro, il mio cervello, alle volte è proprio un'orgia. I pensieri si fottono a vicenda e tutto cambia troppo. Non lo so se questo vuol dire che potrei essere un bipolare o solo un narcisista del cazzo.
Sono passati almeno venti anni dalle volte in cui, in piena notte o dopo un pezzo di pane e nutella da mia nonna, senza motivo, ero scaraventato all'improvviso in un panico incontrollabile. E piangevo, e dicevo non voglio morire, e me la gridavo in faccia, quelal parola, morireeeee, guardandomi allo specchio, quasi deformato da una disperazione che non capivo.
Alla fine, neanche oggi la capisco. Ma almeno ho rivoluzionato la visione della cosa. Insomma, semplicemente penso che morirò, per fortuna. Senza fretta, d'accordo. Ma almeno so che un giorno ne uscirò.