Dentista, appuntamento alle 10:50. Esco di casa alle 10:43. Devo arrivare un pò lontano, per renderti conto, più o meno, ecco qua il percorso che mi avrebbe aspettato. Lo sapevo, non ce l'avrei mai fatta, ma ci ho creduto. Ci credo sempre alle cose impossibili. Sempre. Così salgo sulle mie due ruote e vado. A Roma, se hai il tempo che morde la carotide, non puoi non incontrare qualcuno che ha tamponato, una fila di semafori rossi, interminabili, e una rampa dell'Olimpica strapiena d'olio che qualcuno (e se t'hanno fischiato le orecchie, quel qualcuno potresti essere tu) s'è perso dalla coppa della propria macchina sfasciata mentre saliva come un predone su un marciapiede durante un parcheggio selvaggio di sabato notte in centro. Beh, questo accade, se hai fretta e sai che devi arrivare abbastanza lontano da renderti conto che non farai mai in tempo. Così arrivo, alla fine. Ore 11:01. Suono, salgo le scale, apro la porta, entro. Mi accoglie il loro silenzio, tra assistenti e dottore. Li guardo, butto fuori l'aria e dico: "Caspita, ancora un pò e facevo tardi!!". Risata generale, con un vaffa pieno d'affetto.
Dove non può il tempo, arriviamoci con la simpatica faccia tosta.
ps. dimenticavo.. in tutto ciò, mi avevano telefonato per dirmi che il mio appuntamento era saltato. Ma, di notte, io spengo tutto lo spengibile, dai cellulari al cervello. E poi, la mattina, mi scordo di riaccenderli.