lunedì, 27 novembre 2006, ore 14:58
è questione di occhi

Il ya des histoires qui ont le couleur des reves. Voilà une de cettes histoires-là.
C'est ça. Et, je pense, elle changera votre vie.                                           [ time, 1:42 ]


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sabato, 25 novembre 2006, ore 17:19
è questione di timpano

Ogni banale goccia di sangue

Ho tenuto l'ago in vena per 45 minuti. Questa volta plasma, per i globuli rossi ieri era troppo presto. Non sono passati ancora 6 mesi. A gennaio, credo. Nella sala d'attesa, mi guardo intorno. Come sempre. A volte lo faccio per appoggiare gli occhi da qualche parte e non pensare. Dare attenzione a quello che ho davanti per distrarmi da quello che ho dentro. Ma ieri era curiosità. Invadente, semplice, curiosità.

A prima vista, uno snob. Sarà stata la sua diffidenza e quell'orologio da 1800 euro, forse quella piccola sacca, stile lavanda per l'armadio, con il suo cellulare spaziale. Di quelli che tra qualche anno, dopo il Sudoku, l'email, i contenuti di Sky, le ricette di Suor Matilde e lo strip di Paris Hilton, ti permetteranno di orientare anche la tua sonda personale, autonomamente spedita in orbita dal terrazzo condominiale dopo averla costruita con i fascicoli settimanali di Verso l'universo - Diventare scienziati in 24 mesi.

Ma poi, con il suo cellulare spaziale, ha iniziato a scrivere un messaggio a qualcuno e, mentre le dita facevano tictac.. tactictic.., lo snob ha cominciato a sorridere. M'è pure diventato simpatico. Ah, cosa possono fare degli adorabili 160 caratteri. Detto da uno che non sopportava la dipendenza emotiva che ogni cell finisce per creare e si è ritrovato con 2 telefonini e 3 schede. Tra poco, però, number portability.

E' il sangue quello che conta, mi sono detto, mica chi lo dona.
Ogni banale goccia di sangue.

Poi mi hanno chiamato, sono entrato nella sala, mi sono sdraiato, ho tirato su la manica e spento i pensieri più scemi mentre la radio mandava una canzone, la quinta dell'album Speak For Yourself degli Imogen Heap (ascoltala pure). L'ago è entrato, bucandomi la pelle. Uno dei pochi momenti in cui riesco a non pensare a nulla.

A cicli, il sangue viene prelevato e reinserito. E a ogni ciclo mi formicola sempre il centro del petto. Forse il cuore. Boh?! Però me la sono goduta. Ho tenuto l'ago in vena per 45 minuti. Questa volta plasma, per i globuli rossi ieri era troppo presto. Non sono passati ancora 6 mesi. A gennaio, credo.

Non pensare a nulla.
Sentire ogni banale goccia di sangue.
Essere solo un corpo.

E s
opra la mia testa, il peso del cielo.


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giovedì, 23 novembre 2006, ore 14:20
è questione di respiro

Dentista, appuntamento alle 10:50. Esco di casa alle 10:43. Devo arrivare un pò lontano, per renderti conto, più o meno, ecco qua il percorso che mi avrebbe aspettato. Lo sapevo, non ce l'avrei mai fatta, ma ci ho creduto. Ci credo sempre alle cose impossibili. Sempre. Così salgo sulle mie due ruote e vado. A Roma, se hai il tempo che morde la carotide, non puoi non incontrare qualcuno che ha tamponato, una fila di semafori rossi, interminabili, e una rampa dell'Olimpica strapiena d'olio che qualcuno (e se t'hanno fischiato le orecchie, quel qualcuno potresti essere tu) s'è perso dalla coppa della propria macchina sfasciata mentre saliva come un predone su un marciapiede durante un parcheggio selvaggio di sabato notte in centro. Beh, questo accade, se hai fretta e sai che devi arrivare abbastanza lontano da renderti conto che non farai mai in tempo. Così arrivo, alla fine. Ore 11:01. Suono, salgo le scale, apro la porta, entro. Mi accoglie il loro silenzio, tra assistenti e dottore. Li guardo, butto fuori l'aria e dico: "Caspita, ancora un pò e facevo tardi!!". Risata generale, con un vaffa pieno d'affetto.

Dove non può il tempo, arriviamoci con la simpatica faccia tosta.

ps. dimenticavo.. in tutto ciò, mi avevano telefonato per dirmi che il mio appuntamento era saltato. Ma, di notte, io spengo tutto lo spengibile, dai cellulari al cervello. E poi, la mattina, mi scordo di riaccenderli.


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lunedì, 20 novembre 2006, ore 23:46
è questione di mani

SECONDA PROVA DI QUORUM!

E' il mio turno.
Certo è strano però, penso. Una cosa così non m'era mai capitata. Vabbè, inizio.

"Mi chiamo Emilio, ho 26 anni. Sono xenofobo, scaramantico, ultrà del Poggibonsi, logorroico, violento, odioso, immaturo, claustrofobico, infedele, irritabile, suscettibile, presuntuoso. Non mi frega un cazzo di nessuno, vivo di rendita, sono invidiato, osannato in curva, guido una BMW, palestra tutti i giorni, dalle 15 alle 17, c'ho palmari e cellulari sempre aggiornati, all'ultimo modello, una donna nel cuore e molte amiche nel letto, e vesto esclusivamente D&G. Mio padre c'ha una fabbrichetta di ceramiche da bagno". Mattonelle? chiede quello alla mia destra. "No, tazze del cesso", gli rispondo. E gli rispondo solo perché mi sta a destra.

"Due mesi fa ho picchiato mia sorella perché si era messa con il mio migliore amico, un gran pezzo di merda. Però gli voglio bene. Poi ho spaccato il setto nasale pure a lui. Perché dopo tre mesi l'ha lasciata, quella stronza di mia sorella. Però voglio bene pure a lei". Perché sei qui? chiede quello alla mia sinistra. "Perché mio padre non poteva venire". Cosa centra tuo padre? chiede ancora quello alla mia sinistra. "Aveva un impegno e m'ha detto 'vacci tu'" gli dico con odio. Quello fa una pausa. Poi mi fa, e ti ha chiesto lui di venire al gruppo di autoascolto e incoraggiamento per persone con problemi di dipendenza e disturbi bipolari al posto suo? "Eh?!?! Ma che cazzo, questa non è la riunione di condominio??".

Questo post partecipa a Quorum! il blog-game a cura di Stelle Rubate.


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venerdì, 17 novembre 2006, ore 14:25
è questione di mani

C'è un venerdì 17 in ogni giovedì 16.

Ovvero, ieri mattina, volevo spuntare ancora una volta il capello da solo. Operazione sfuggita di mano, è il caso di dirlo, e necessario intervento di figura professionale a sistemare il tutto. Nel pomeriggio mi è caduto il cellulare nella tazza del cesso in redazione. Smontato e messo ad asciugare come fosse bucato a mano sui termosifoni dell'agenzia. Infine, di sera, mi si è rotto il filo del contachilometri dello scooter. E, praticamente, vado vado vado vado ma sempre a zero all'ora.

Mai sottovalutare la legge di Murphy.


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giovedì, 16 novembre 2006, ore 02:13
è questione di mani

CARTA CANTA
[blog in versione promemoria ]

Da qua.

Ascolta.

La domanda che mi sono fatto è uscita da quella strofa. Di cosa può avere mai paura un aspirante se stesso? mi sono chiesto. Beh, intanto, di un attacco di dissenteria nella metropolitana all'ora di punta. E di trattenere i pensieri sottoforma di silenzio, peggio ancora che il non dire quello che penso. Poi della gelosia, del possesso e dell'ego.

Di non finire entro Natale il libro di racconti da consegnare all'editore. (Parentesi. In mattinata sono andato alla libreria Feltrinelli di Largo Argentina e mi sono messo a cercarmi. Ho guardato gli scaffali, quelli contrassegnati dal concetto LETTERATURE, e poi ho seguito l'ORDINE ALFABETICO. Così ho iniziato a scorrere. De Carlo, De Marchis, De.. De.. urka! De Micheli. Per la prima volta, mi sono trovato.. 'na certa emozione ancora oggi, a otto mesi dall'uscita. Ma a parte ciò, qualche passo più in là, alla fine ho estratto con le mie manine, girato e messo bene in evidenza la copertina di Luglio, agosto, settembre nero del Morozzi, in seconda edizione. Che mi sono detto, pensa se qualcuno mi vedesse girare 'sto libro, L'istinto e il caso, no? e incuriosito se lo prendesse e poi aprendolo vedesse la terza di copertina, con la mia foto, mamma mia! Guardandomi, farebbe l'espressione di un disprezzo compassionevole per la serie, ma come tisssei ridotto, eh? Vieni a girarti le coppertine dasssolo? [la tripla essse è perché me lo sono immaginato toscano, il tipo]. Allora ho evitato e preferito 'aiutare' un amico, pure se è già ben bene avviato, noto e conosciuto). Chiusa parentesi.

Quindi, ciò evidenzia che un aspirante se stesso teme di dipendere sempre un pò troppo dall'idea che gli altri hanno di lui. E, infine, da segnalare la paura di diventare incapace di mantenere. Per questo non faccio promesse, ma gioco d'anticipo: faccio subito quello che avrei promesso.


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martedì, 14 novembre 2006, ore 17:42
è questione di respiro

THIS TIME IMPERFECT

Obiettivo soggettivo.
Ossimoro fotografico.                                                        

Un proletario proprietario.
Ossimoro sociale.

"Non ci posso credere, mi sono fatto la macchina nuova... (o)stento a crederlo!".
Finto modesto, di professione ginecologo.

Le ultime canzoni di Renato Zero.
Puro sentimentalismo d'accatto*.

* come le definisce un amico.


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venerdì, 10 novembre 2006, ore 18:57
è questione di occhi

“Io non credo forzatamente al matrimonio ma credo nella monogamia. Quando un uomo e una donna si amano si devono fermare a quel punto. Conoscere una persona prende tutta una vita”. Stephen King.

E se lo dice il re dell'horror che l'amore conta, beh, occhio al Liga che, prima o poi, finisce che scriverà una canzone tipo Il lambrusco assassino. Intanto, aspetto di leggere la sua ultima fatica, questa.


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mercoledì, 01 novembre 2006, ore 22:04
è questione di mani

PRIMA PROVA DI QUORUM!

IN PRINCIPIO

Merda, ho rotto tutto.
Cazzo, ho detto merda.
Che stronzo, ho detto cazzo.
“Oddio, che casino!” dico finalmente ad alta voce. Ma mi rendo conto che se mi sentisse Lui, sarei spacciato. Quindi, meglio tacere e lavorare col pensiero. In fondo, Lui, è onnipresente ma mica ha imparato a leggere la mente come fa il mago Silvan. O era il mago Walter? Boh… che poi, in fondo, neanche esistono. Non ancora, nasceranno tra duemila anni circa. Quindi non può avere imparato a leggere il pensiero.
D’accordo.
Sangue freddo.
Ora che faccio? Poco tempo, poco tempo. Seguiamo le tre regole del marketing, dai: allora, adattarsi, improvvisare, raggiungere l’obiettivo. Insomma, ho appena rotto le tavole della Sua legge. Sono qui in frantumi ai miei piedi, mentre me ne sto in mezzo a un ipotetico monte, in una imprecisata epoca, col popolo che mi aspetta laggiù per ascoltare il Suo verbo. D’accordo, mi adatto. È un dato di fatto. Porcaccia misera, le avessi almeno lette. Vabbè, via, secondo punto… improvvisare. Sì, ma non se ne deve accorgere… non deve accorgersi che sono state sostituit… ma sì!
Certo!
Geniale.
Quasi divino.
Mi faccio paura da solo.

 

UNA SETTIMANA DOPO

“Eccomi, mi hai fatto chiamare?” chiedo al Suo cospetto.
“Ma chi te conosce?!”.
“Ma… non sei il cespuglio fiammeggiante?” gli chiedo.
“Sì, ma quello sbagliato. Io sono doloso. È stato un ragazzino de periferia… un certo Nerone”.
“Oddio, scusa”.
Mi sposto.
“Eccomi, mi hai fatto chiamare?” chiedo stavolta al Suo cospetto. Quello vero.
“Sì, senti un po’, ma te, le tavole che t’ho dato, no?, le hai consegnate al tuo popolo?”.
Colpo di gola.
Ingoio col classico gulp.
“Certo. Giuro che quelle che ho portato giù dal monte e che ho letto al popolo sono le Tue tavole con le Tue parole”.
Sottolineo i due Tue con la voce.
“Sicuro?”.
“Al mille per mille”.
“Guarda che, anche se non leggo il pensiero, la menzogna la svelo senza alcuna possibilità di salvarti. Se stai mentendo, finirai nelle fiamme dell’Inferno. E, ora, ti dispiace se andiamo in tempio a rileggerle?”.
“No, certo” dico. Ma sto pensando al mio testamento biologico.

 

NEL TEMPIO

“Leggo?”.
“Leggi pure, mio Signore”.

1. Non avrai roba falsa fuori di feste.
2. Onora invano atti impuri d'altri.
3. Uccidere la testimonianza.
4. Ricordati di me.
5. Non nominare il nome di Dio.
6. Non commettere altro.
7. Padre, non dire.
8. Non desiderare il non rubare.
9. Non desiderare Dio.
10. Santificare la donna d'altri e non la madre.

“Ma davvero t’ho dato queste leggi?”.
Se stai mentendo, finirai nelle fiamme dell’Inferno, mi risuonano nelle orecchie le sue parole. Via, o la va o la spacca.
“Sono quelle Tue, giuro sui miei figli…”.
“Ehi!”. Lui mi interrompe. “Mica ti chiami Silvio?”.
“No, no”, lo tranquillizzo. “Non ho nemmeno televisioni”.
“Però, con tutte le parabole che ci sono qua… eh?”. E ammicca. Mi fa l’occhiolino battendo la mano sul testo sacro.
Vorrei non aver capito il riferimento. Ma faccio finta di non averlo capito. Non ci riesco proprio a ridere per forza alle battute del principale. Di ogni principale, pure se è Lui. “Signore, dicevo, giuro che queste tavole sono le Tue, con tutte le Tue parole, proprio le parole delle tavole che m’hai consegnato”.
“Ah, bene” fa lui. “E bello ‘sto marmo, l’ho scelto io, sai… ”.
“Sì, sì, sembra invecchiato, con tutte quelle belle ‘venature’ in risalto”. Intanto mi rassicuro… non è una menzogna, non è una menzogna, non è una menzogna. E visto che ancora non ha imparato a leggere il pensiero, Lui, io lo dico a voi… solo a voi, sì, sono le Sue tavole e le Sue parole, solo che, ssshh, avvicinatevi, solo che le ho incollate un po’ a caso. Però sono le Sue. Terza regola del marketing, raggiungere l’obiettivo. E vediamo che mondo verrà fuori.

 

Questo post partecipa a Quorum! il blog-game a cura di Stelle Rubate.


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