Voto: 6.7
Esaltante e macabro. Ma anche dispersivo. Esaltante è pensare che sia possibile essere vicini al genio con tanta scelleratezza, nonostante un dono: essere in grado di riconoscere e classificare tutti gli odori possibili. Esaltante è immaginare la possibilità di ottenere un eau de peau. Sul dispersivo, lascio a voi l'interpretazione a visione fatta.
In Italia è diventato "Storia di un assassino". Ma il teaser non dovrebbe essere così smaccatamente thriller, secondo me. E' soprattutto l'esperienza della violenza ad essere al centro del film. La violenza di una Parigi (ma poteva essere una metropoli qualsiasi) del XVIII secolo, la gogna pubblica e l'esaltazione nei confronti di un capro espiatorio che non riesco a definire semplicemente assassino.
E molto altro che ha a che fare con invidia, odio, vendetta ed esclusione. Sentimenti che "hanno una comune matrice sociale nel desiderio", come si può leggere in Renè Girard, La matrice sociale della violenza. L'uomo girardiano agisce sempre desiderando di essere un altro, che è ad un tempo il modello e il rivale: ecco il fuoco dell'invidia, ecco le prime micce della violenza*.
Anche contro se stessi.
Click, luce. Sala vuota.
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*grazie emmecì, per la dritta sociologica.
Uno s'affatica a mettere un bel pò di cose dentro di sé, fino a quando non s'accorge della differenza tra apparire interessante e essere se stesso. E' in quel momento che inizia a scegliere.
Siamo ancora in tempo.
And so it is, just like you said it would be.
[ The blowers daughter, Damien Rice ]
Voto: 7.6
Un film per portatori sani di moralità elastica. La storia di un avvocato del diav0lo senza laurea in giurisprudenza, Nick Naylor, portavoce e vicedirettore dell'Accademia degli studi sul tabacco la cui mission è prendere le difese delle multinazionali. Il mefistofele yuppie che stravolge i punti di vista e capovolge il senso della realtà, senza mistificarla. Lui, la filtra.
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Tratto dal romanzo di Christopher Buckley, TYFS è un film spietato. Ma, come sempre, dietro l'apparenza del visibile emerge la violenta satira che combatte contro quello che racconta.
Da vedere.
Postfazione di un viaggio.
Non voglio la cosa più bella, né la migliore, né quella perfetta.
Io voglio ciò che voglio. E lei lo sa. Con un cuore fatto con marmellata di fragole.
Questa, la premessa per un racconto.
Il racconto di tre giorni a San Vito Lo Capo e il suo cous cous festival, del bagno in un'acqua sfumata dall'azzurro al blu pervinca, incantevole seppure solo 1/16esimo di quella che è stata altre volte, del concerto degli Avion Travel e poi Trapani e la sua notte Bianca, con il pezzo live dei Led Zeppelin in via Garibaldi e poi due ore a ballare mettendo in mezzo i passanti storditi da tanta confidenza, e le andate e i ritorni in bicicletta e poi spritz, nero d'avola, cabernet, rhum e coca, pampero on the rocks, la spaghetteria de er tartaruga che ci ha fatto dei primi piatti spettacolari, romano trapiantato da tre anni in terra siciliana. Poi la stanchezza, le quattro ore a notte che non vorresti dormire e starsene seduti alle quattro di mattina su un marciapiede. Prima di un giorno che ti ha portato quel tramonto che stai aspettando di rivedere impresso sulla tua pellicola.
Tutto questo è accaduto.
Tutto questo doveva accadere.
Nonostante il volo cancellato venerdì mattina, all'ultimo momento, per nebbia. Nebbia? A Roma? C'era il sole dalle 9.40 e quelli mi cancellano il volo alle 9.20? Quello che c'è stato dietro questa decisione ancora mi sfugge. Poi mi fanno mettere in lista d'attesa, e con me le altre 180 persone del volo AZ1777, ma so che non mi conviene aspettare la grazia dal cielo. Perché siamo troppi, molti incazzati, altrettanti decisi a calpestarti pur di passare prima di te. Torno al piano dei check-in e decido. Un altro biglietto, per forza. Abbandono il volo Alitalia e compro una sola andata AirOne. Che io voglio andare, poi si vedrà.
Fatto. Sembra tutto apposto. Cerco una hostess di terra della nostra compagnia di bandiera (che stava abbandonandoci al nostro destino) e butto là una considerazione. Senta, ma se non dicessi nulla e partissi in qualche modo, il mio bagaglio ci arriverebbe lo stesso a Palermo con il primo volo utile? Sì, mi fa lei, le valigie sono state automaticamente trasferite sul primo volo per Palermo, quindi dovrebbe trovarla là. Al massimo, quando arriva e non la trova, fa la denuncia.
Così me ne strafrego del trolley già imbarcato con gli altri, se arriva arriva, mi dico, e dopo i controlli mi infilo al gate AirOne. Sono le 11.54, partirò alle 12.20. Ce l'ho fatta.
Ma.
C'è un altro ma. In questo trambusto di un venerdì mattina di voglia di andare, imprevisti da strappare via e forza di reagire, potevo non dimenticare qualcosa? Ho comprato sì un nuovo biglietto ma, ecco, la seconda volta ho dimenticato di fare il check-in con AirOne. Sto al gate, insomma, a dieci metri dal corridoio che mi infilerebbe nella carlinga di un aereo che mi porterebbe a Palermo, quando la tizia mi fa... scusi, questo è il suo biglietto, ma il check-in, l'ha fatto?
Noooooooooo.
Sbiancato. Poi faccia tosta, sperando che potesse servire a qualcosa. Guardi, col caos dei voli annullati questa mattina, la signorina in biglietteria mi ha detto di venire direttamente qua. Che poi, mi sono chiesto, perché ai controlli del metal detector nessuno mi ha detto niente, visto che avevo il biglietto ma non la carta di imbarco? Sì, mattinata assurda. Devo aspettare che tutti salgano, sperare che non sia pieno e... mentre mi metto da parte, mi si affianca una bionda che mi sembra di conoscere... ci penso, lei si gira, mi sorride, dico, sarà lei... ma tu sei la ragazza di F.? Ti ricordi? La finale dei mondiali a casa di... non finisco la frase, lei sbianca. Fa un breve sì con la testa, poi no, diventa rossa, si guarda dietro e davanti, sgrana gli occhi e si sbriga ad entrare. C'era uno con lei, ma che ne sapevo? Però poi dentro l'ho vista parlare con una tipa e quello non c'era più. Insomma, non so cosa ho combinato. E a sto punto non so più nemmeno se quella era lei davvero.
Intanto sono tutti entrati. Sembra esserci ancora qualche poltrona... cazzo, sì!! Via... check-in sul posto e dentro. Si parte, ore 12.40. Palermo mi vede atterrare meno di un'ora dopo. La mia emmecì mi aspetta fuori, la vedo, esco, la bacio, assurdo, felice, leggero, casino, bagaglio. Bagaglio? Giusto! Rientro, vado a fare la denuncia al desk Alitalia, consegnando il tag del bagaglio e dicendo testuali parole.
Dunque, questo è il numero del bagaglio che ho perso, che doveva arrivare qui sul volo Alitalia di questa mattina che non è partito e che è stato sostutuito. Ma io non ero su quel volo, c'era solo il mio trolley. Io sono venuto giù con AirOne, ma senza fare il check-in, quindi, in realtà, forse non risulto neanche su quel volo. Che si fa?
Finisco la frase, guardo per istinto il nastro dei bagagli che girava piano e credo immediatamente ai miei occhi. Il mio trolley sta girando là, solo e colorato. Con un giorno così, non poteva che accadere di tutto. Anche questo.
Bene, il farlocco* con l'anima pop vi saluta e vi da appuntamento a lunedì.
Che domani mattina prendo l'aereo e vado qua..
applausi per fabi fibra.

[ *un ciao anche al buffaldino numero 7 del post precedente]
Sfogliando D - La Repubblica delle Donne, numero 516 (16 settembre 2006).
Pagina 2, Kate Moss per Dior.
Pagina 35, Kate per Versace.
Pagina 37, la Moss per Belstaff.
Pagina 57, indovinate? Lei per Burberry.
E pagina 109, Kate Moss per Longchamp.
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Secondo me, qualche tirata non fa poi così male.

Ci sono isole che devi lasciare immediatamente, o non tornerai più indietro.
Ci sono luoghi in cui non ti basterà andare via, per dimenticare.
E poi, beh, poi ci siamo noi.
[ 3 minuti, 3 secondi ]
Ieri sera, DVD dell'estate 2006.
Madre de dios, cosa mi è tornato in mente!! Tanto lo sapete benissimo di quale sensazione stia parlando. Hai presente, no? Stai bene per 20 giorni tra amici e onde del mare, spritz, infradito, creme solari, sale e sole, poi torni a casa e senti le pareti incombere sulle tue spalle e pensi che non riuscirai a cavartela, questa volta, no, stavolta te lo porterai dentro per tutto l'inverno il mal d'estate, come il mal d'africa, come la nostalgia del primo bacio, come quando trovi parcheggio perfettamente davanti al portone di casa tua, mentre diluvia, come fosse quello universale, ma senza noè e l'arca, e non hai l'ombrello e stai con mille buste poi si apre pure il portone, culoculoculo, e chi ti ha aperto? Beh, sta uscendo proprio in quel momento Nicole Kidman, sì, lei, con Audrey Hepburn e Elvis.. loro escono dal condominio in cui abiti te.. insomma, pensi che una cosa così capiterà una sola volta nella vita e non pensi di riuscire a superare l'autunno e l'inverno e una nuova primavera. Ecco, questa è la sensazione al rientro da un'estate stellare.
Fino a quando, una sera, a casa dei tuoi amici, proiettano il DVD dell'estate 2006. E allora pensi.. devo resistere, sì, devo.. perché ci sia una prossima volta come quella che ho appena vissuto in questo agosto.
Non posso metterlo tutto on line il filmato (che dura mezzora), ma con 2/3 giorni butto giù un bel riassunto di 5/6 minuti.. così capirete.
Forse.
E' da un pò che una pubblicità non mi faceva fare una bella risata. Non un sorriso, proprio una risata.
C'ho sempre avuto una insana passione per le pubblicità, su carta, in radio un pò meno, in tele. Ritaglio, ricordo, archivio e vedo. Non cambio canale quando c'è la pubblicità. Magari abbasso il volume, in effetti, visto che quegli stronzi, cinici, immaginari e paraculi del marketing la sparano a decidel decisamente più alto del tono del film che sto vedendo. Ma, stavolta, gliela passo. Che hanno avuto la capacità di farmi fare una bella risata. Bel colpo. Stay alive!
"noi abbiamo l'obbligo di sorvegliare la permanenza della trasformazione, che è fatta anche di sangue e dolore, come ogni rivoluzione".
philippe starck
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come non comprare una sedia ideata da chi sa ancora pensare certi pensieri?