venerdì, 31 marzo 2006, ore 11:20
è questione di timpano

Sto pensando a cosa scrivere di Questa Storia di Alessandro B. Scrivere di chi e cosa c'è dentro senza svelare troppo. Scrivere di quando e perché lo spazio e il tempo di questa storia sono del secolo scorso eppure attuali. Scrivere del 5%, dell'associazione casaoz.org e di Valentino Rossi, che scende dalla Honda per salire su una moto, così come Alessandro è sceso da dov'era per arrivare in Fandango. Scrivere di guerra aspettando pace che non ci sarà. Scrivere di donne amate perché mai avute. E di velocità, coraggio, sfrontatezza e talento. Ma, in fondo, più penso a quello che vorrei scrivere per Questa storia di Alessandro B. (e di tutto quello di cui ho scritto, e che è tra le sue pagine), più mi torna in mente una frase. "Scrivere, ho scritto tanto. Ma scrivere è una forma sofisticata di silenzio" [ 179 ]. Che, sì, è così, io scrivo, ma amo tacere*. Intanto, MENO 10.

* altra forma di un ascoltare curioso.


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mercoledì, 29 marzo 2006, ore 23:15
è questione di labbra

Frà, questa te l'avevo promessa: Vicente Blasco Ibáñez ha bisogno di sangue e arena, io invece di sudore e cineforum. Per la serie, parafrasare e vivere bene. MENO 12. Bbbaci.


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martedì, 28 marzo 2006, ore 18:03
è questione di mani

Bene, sono fatto così. Quando qualcosa, grazie a qualcuno, mi incuriosisce, io ci devo mettere le mani dentro. Quindi visto che il teuz nel commento a 3MsC ha scritto cose sensate, e visto che, in effetti, Opinioni di un Clown non lo avevo ancora letto, all'uscita del cine sono passato dalla Inge a comprarmi questi due volumi. A 'sto punto approfitto per dirti che, esponendo un mio gusto, lo so che mi sto connotando in quel senso. Ed era quello il senso in cui volevo andare. Ma è solo uno dei tanti miei sensi che, probabilmente, ad alcuni faranno senso. Se poi questo favorisca o meno 'l'interesse' dei curiosi naviganti del web è un rischio che mi prendo con gusto.

Ora sto su Baricco e sulla sua Storia edita da Fandango, poi ne scriverò tre righe, perché mi sta catturando tanto da stare per finirlo in 4 giorni, e poi inizio le Opinioni, perché voglio cercare il piccolo spillo del tuo spessore. E perché, da anonimo ad anonimo, si possa proseguire nel nostro distillato di spilli via blog. Concludo con MENO 13.

[ 00:36 a.m. ]
Caspita! ora so chi è il tu che da anonimo è diventato teuz.. beh, grazie per la dritta di Boll  ;-)


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lunedì, 27 marzo 2006, ore 20:47
è questione di timpano

Una vita da Medi.. olanum
"Perché quando hai dato troppo, devi andare e fare posto".

Se vuoi ascoltare un pò di Liga, clicca qua e canta anche tu. Da questo lunedì, inoltre, parte il conto alla rovescia. MENO 14. Forza, alzati, che si sta alzando!! Se c'è qualcosa da dire ancora, ce lo dirà.. qua. Vi lascio una domanda: bisogna nascere in Italia per sentirsi italiani? Lo vorrei chiedere a lui, ricordandogli anche chi ha aperto all'eventuale insegnamento del Corano nelle nostre scuole. Altro che Diliberto, come afferma sempre lui. Infine, ancora musica con Claudio Coccoluto per la Rosa nel pugno ( vedilo qua )  e 5 minuti di Vasco ( qua ) al dopoTG1 per il suo alter ego politico e radicale.


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lunedì, 27 marzo 2006, ore 18:43
è questione di occhi

Voto: 7.2

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"La mia ambizione non è quella di realizzare un film per far cambiare idea agli elettori di Berlusconi, né per rassicurare un certo tipo di pubblico di sinistra nelle proprie certezze. Sia come regista, sia come spettatore, infatti, non amo i film di questo tipo. Al contrario spero che "Il caimano" possa semplicemente suscitare dei dubbi". [ Nanni Moretti, da un'intervista su film.it ].

Così è, se vi pare. Uscendo, mi fermano per un'intervista. "Terrificante" è l'aggettivo che mi viene fuori di primo pensiero. Perché, in fondo, anche se non vuole dire nulla di realmente politico, né tanto meno mostrare ossessione antiberlusconiana, la pellicola mostra uno spaccato di Italia che, da dentro e finora, sono sempre stato disposto ad accettare com'era, divisa tra orrore e folklore. Ma ora no. Suscitiamo dubbi, piuttosto.


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lunedì, 27 marzo 2006, ore 00:07
è questione di occhi


Nulla in tele. Propongo ai miei: DVD? Che c'è da vedere?, fa il daddy.
Elenco gli ultimi divx. Ecce Bombo? Non di domenica sera. Qualche
Woody Allen
. Non lo reggo, fa la mamy (in questo non ho preso da lei).
Un cartoon, la regina Mono.. qualcosa? Bocche cucite. E allora, penso,
 me la gioco.. è l'ultima chance per evitare 'Bartali' su RaiUno.. dai, sì.

Pausa, respiro, lo dico.
Tre metri sopra il cielo.

Facce incuriosite, forse dal titolo. Cos'è?, mi chiede il daddy. Beh,
una specie di storia d'amore come solo gli adolescenti le sanno fare
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Vabbè, tanto non c'è niente, fa il daddy con la mamy che annuisce.
E allora iniziamo 3MsC alle 21:31. Premetto, la domenica sera, soprattutto,
dopo una giornata in cui sono fuori, da mattina a sera, col giardino da fare,
qualche cespuglio da potare, i cani e i gatti da sfamare, è raro che.. anzi, è 
proprio impossibile che i miei riescano a restare svegli più tardi delle 22:40.

Ma resto seduto lì con loro.
Per vedere quanto durano.

Un'ora, trentaquattro minuti e altri secondi scarsi. Non hanno perso niente.
E allora?, chiedo loro alla fine. Beh, fa il daddy, pensavo alla solita storia che
non avrei seguito, con quella parte iniziale sulle feste, e il liceo, e le corse, ma..
ma? chiedo. Alla fine mi ha preso, mi è piaciuto. E a te?, rivolto alla mamy.
Discreto, fa lei un pò distaccata. Non ti sei addormentata, le faccio presente.

Non mi è venuto sonno, risponde.
Già, non ti è venuto sonno, ripeto. 

Tutto questo per dire che non importa che cosa vuoi dire, che tipo di storia vuoi raccontare - in questo caso con le immagini di una pellicola nata da un libro di successo (editoriale di sicuro) che Luca Lucini ha saputo rimodellare con Federico Moccia dando alla storia una tensione narrativa nuova (ma il libro non l'ho letto, ammetto) - quanto come. E quindi, azzardo con fierezza, mi sono convinto una volta di più (è la terza volta che lo vedo.. la 1a a piazza Vittorio da solo per le notti di cinema, la 2a con ale e ale a casa loro sul monitor del laptop e la 3a stasera) che Tre metri sopra il cielo abbia dello Shakespeare in sottofondo: l'amicizia (Romeo e Mercuzio vi dicono qualcosa?), l'amore combattuto, le famiglie ostili, un balcone, le sfide, la morte, il rinnegare, il tradire. Se solo fosse stato voluto, il richiamo, non avrebbe potuto essere così naturale. Anche in quelle contraddizioni dei modi di fare. Perché, a 18 anni, c'è qualcuno che può negare di aver odiato e amato una stessa persona mille volte al giorno? Chi, eh? Io, di sicuro, non lo nego. A 18 anni, cambiavi tutto e subito. E tutto cambiava tutto e subito. L'incazzo, il perdono. La voglia di vederla e la rabbia di non volerlo più. Così era e deve essere ancora. Ecco perché alcune storie superano il tempo, ecco perché Romeo e Giulietta è la storia di tutte le storie. Ed ecco perché ho voluto provare a far vedere il film ai miei. Per capire cosa può essere alla portata di tutti i sentimenti e le età. Una storia. La storia. Non tanto 3MsC in sé, quanto la voglia che sa esprimere e il ricordo che, magari, per una frazione di tempo, riesce a dare e a fare immedesimare. Tutti hanno avuto "sere nere, che non c'è tempo, non c'è spazio e mai nessuno capirà.. ". Sessantasei anni fa, forse, ma ce l'hanno avuta anche loro. E che poi, per come la vedo io, il fatto che la vera storia d'amore sia una storia che comunque dovrà finire, beh, questa è un'altra storia. Shakespeariana, ovviamente.


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venerdì, 24 marzo 2006, ore 13:02
è questione di respiro

Riflessione mattutina da una chiacchierata con la beat.

La malattia brutalizza l'uomo, ho pensato di punto in bianco*. Almeno in quanto a suoni e reazioni fisiche incontrollabili: colpi di tosse, vari etciù, sudore e bollore pure se senti freddo. E lo disumanizza, almeno per la sua parte logica. In questi tre giorni di gradi sopra la media, infatti, mi sono reso conto di essere praticamente tornato al puro stato fisico, cancellando 31 anni di crescita evolutiva e culturale. Ho messo via ragione e atteggiamento  per concedermi a istintualità e comportamento. Mi spiego. Di notte, per tre notti, mi sono svegliato sudato fradicio. Avevo caldo. La mia testa a dirmi se ti scopri ti freghi.. se ti scopri ti freghi.. e le mie mani, in completa autonomia, non ci hanno pensato sù due volte. Hanno preso e scaraventato via il piumone di azzurro sfumato. E con quel gesto mi hanno semplicemente detto ti scopro e me ne sbatto. E io mi sono sorpreso a sorridere alle 5 di mattina, sfanculando le ipocondrie, la giusta misura e l'esperienza medica. E per ora sono sopravvissuto. Insomma, il mio respiro non si è interrotto. Se però così non fosse la prossima notte, ecco, beh, vorrei un coro gospel che renda musicale il mio prossimo viaggio.

ThankU people.

*scusate, ehm, di punto in bianco.. ma che cazzo di modo di dire è?
Perché non si può dire di retta in grigio o di segmento in rosso? Eh?


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giovedì, 23 marzo 2006, ore 13:28
è questione di occhi

Per scoprire la vostra vicinanza/lontananza da un partito politico basta andare qua e rispondere alle 25 domande. Per queste prossime elezioni, qualcuno dei miei amici si è trovato di fronte ad alcune belle sorprese, una volta finito il test. Io, almeno per questa volta, ho avuto una conferma. E voi?

E, mentre decidete se fare o meno il test, vi lascio liberi di scegliere se vedere o meno il video RnP. Ah, vi lascio un ps. ma quanti casi umani di antiproibizionisti che neanche fumano avete conosciuto? Mah.. lo ammetto: non penso di essermi ancora capito. C'è qualcosa di contraddittorio in questa testa piena di febbre.


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mercoledì, 22 marzo 2006, ore 16:22
è questione di respiro

Questo 2006 deve essere un anno davvero speciale, secondo me. Perché beccarsi due volte a distanza di meno di un mese 38 gradi circa di temperatura corporea vuol dire che deve essere per forza un anno speciale. Non lo credete anche voi? Allora mi son detto che potrebbe essere l'anno di una bella storia d'amore, di una vincita al superenalotto, del ritiro senza condizioni dall'Iraq o di acqua e cibo per tutti o del vaccino per l'AIDS. Chissà, una di queste. Perché l'ultima volta che ho avuto la febbre, se non ricordo male, era il 2000, credo, un anno altrettanto importante per la mia aspirazione ad essere me stesso.

Intanto, la mia voce oggi è praticamente quella dell'assistente di Belzebù che avvisa i suoi clienti che il suo padroncino è in giro per corpi posseduti, ma che rientrerà quanto prima a casa (in via da questo corpo, 666) giustappunto per l'ora di cena.  Nel menù di questa sera, omelette-diavolette allo zolfo, fegato di Prometeo in salsa piccante e tiramigiù con una spolverata di ossa putrefatte.

Per il resto, si ringraziano i Negramaro per la colonna sonora di questo pomerigio grigio. Perché, mentre tutto scorre, ci sono "ore che lente e inesorabili attraversano il silenzio del mio cielo". Ehi, stringimi allora tra nuvole e lenzuola.


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martedì, 21 marzo 2006, ore 13:58
è questione di respiro


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Pausapranzo.

Primavera.

Polline.

(non) Può.

Pioggia.

Piovere.

Persempre.

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